Women Of Change Italia, intervista alla fondatrice Anita Falcetta

Le diverse iniziative, la questione del gender pay gap e la campagna social #helpsisters contro la violenza sulle donne

Redazione Prima Pagina Salemi
Redazione Prima Pagina Salemi
25 Novembre 2021 07:40
Women Of Change Italia, intervista alla fondatrice Anita Falcetta

In occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo intervistato la fondatrice di Women Of Change Italia, Anita Falcetta, nata in provincia di Agrigento e trasferitasi a Mazara del Vallo fin dai primi anni di vita.

Classe ’82, Anita Falcetta, imprenditrice creativa, community builder, youtuber, autrice e public speaker, marketing &communicationexpert, consulente musicale, è stata nominata quest’anno da Startupitalia tra le UnstoppableWomen, donne da seguire nell’innovazione in Italia: fondatrici, manager, attiviste, ricercatrici che si distinguono per quello che fanno.

Dopo diversi anni nell’organico o a supporto esterno di aziende di diversi settori, Banking & Finance, Retail, Turismo, Real Estate, Luxury, Arte, nel dicembre 2017 co-fonda insieme al compositore franco-romano, Philip Abussi, Mokamusic, agenzia musicale e audio, tra le big player del suo settore, al suo attivo la partecipazione ad importanti campagne nazionali ed internazionali per brand molto noti.

Impegnata nel sociale, Anita Falcetta, nel 2020 fonda Women Of Change Italia, progetto pro-bono dedicato alla cultura del gioco di squadra al femminile, diventato in breve tempo un gruppo di opinione, un business network cross-settore, una community aperta a tutti, sia alle donne che agli uomini.

Come è nata l'idea di "Women of Change Italia" e quali gli obiettivi e le iniziative intraprese?

"Women of Change Italia nasce per discutere di Donne e Futuro, di Persone e Cambiamento, con la finalità specifica di mettere in atto progetti concreti per il cambiamento.

Donne e gioco di squadra, superamento degli stereotipi di genere, parità, inclusione, confronto costruttivo con gli uomini, proposizione di nuovi rolemodels femminili, per un’effettiva innovazione sociale, all’insegna del rispetto di ogni individuo, a prescindere da qualsiasi etichetta. In ciò è racchiusa la mission di Women Of Change Italia che, già a pochi mesi dalla fondazione, ha raccolto l’interesse di un ampio pubblico, grazie alla rete, ai social network, agli incontri fisici, alle iniziative di sensibilizzazione messe in atto.

Tra le più recenti il flashmob virtuale dal titolo #sosafghanwomen, lanciato il primo settembre scorso, da cui è successivamente nato il video per loro, grazie a tutte le persone che hanno partecipato, aderendo allo scopo del progetto: la richiesta alle istituzioni di tenere alto il livello di attenzione sul tema e l’apertura dei corridoi umanitari per le donne afghane e i loro bambini".

Una recente vostra iniziativa ha riguardato la questione della disparità salariale fra uomini e donne. Come si è stata articolata? Che riscontri avete avuto a livello politico?

"In occasione dell’Equal Pay Day (10 novembre 2021), giornata istituita dall’Unione Europea per sottolineare la disparità salariale che ancora persiste fra uomini e donne, come Women of Change Italia, abbiamo lanciato insieme ad un’importante agenzia pubblicitaria, Hi! Comunicazione, la campagna #stoprobbingwomen, un’iniziativa ricercata e provocatoria che affronta la tematica del Gender Pay Gap attraverso gli occhi di chi vive all’interno di un contesto lavorativo non equo e imparziale.

Abbiamo scelto un’immagine forte, quella della rapina, e di associare alla campagna lo slogan incisivo: “pagare le donne meno degli uomini significa derubarle ogni giorno” perché crediamo che sia arrivato il momento di sciogliere i nodi, di accelerare il cambiamento.

Un progetto che è stato realizzato grazie a tutti coloro che hanno prestato la propria competenza e la propria opera in modo completamente gratuito, come Paolo Pollo e Marco Panareo, direttori creativi esecutivi dell’agenzia, ideatori del concept, il Maestro Visionario Federico Brugia, che ha diretto in modo sublime il film, la casa di produzione Diaviva, che ha prodotto lo spot, il compositore Philip Abussiche hacreato la colonna sonora.

Abbiamo deciso di unire le forze, di fare gioco di squadra e produrre qualcosa di concreto e tangibile, perché,sebbene il fenomeno della disparità salariale si sia ridotto negli ultimi anni, le stime di Eurostat indicano che in Italia la componente discriminatoria del Gender Pay Gap è pari al 12 per cento e, in base al Gender Global Report pubblicato a marzo 2021, il nostro Paese occupa il 63° posto su 156 della classifica globale.

Non basta più parlarne per modificare realmente lo status quo. È giunto il momento, a nostro avviso, di continuare l’opera di sensibilizzazione, certamente, ma anche e soprattutto scuotere le coscienze, alimentare il dibattito, stimolare le reazioni, chiamare all’azione.

#stoprobbingwomen si rivolge a tutti, uomini e donne indistintamente, istituzioni, organizzazioni, aziende, parla con l’Italia e con gli altri Paesi, è una campagna sociale e non profit, che invita, tutti coloro che possono svolgere un ruolo decisivo nel superamento del Gender Pay Gap e di tutte le annose questioni ad esso correlate, compresi i privati cittadini, a mettere in campo azioni concrete, dal vertice alla base e viceversa.

Diversi passi avanti sono stati compiuti verso il superamento della disparità salariale, c’è bisogno adesso di un colpo di coda per realizzare l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030: “Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e le ragazze”, centrale anche all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

“In riferimento all'Obiettivo Parità di genere, il Rapporto ASviS (Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile), evidenzia che il 2021 è stato l’anno in cui lo storico ritardo italiano in tema di empowerment femminile ha mostrato situazioni di particolare criticità.

Il lavoro da fare è ancora tanto, per tale ragione abbiamo voluto rappresentare la realtà delle cose, con un occhio chirurgico e attento a quello che succede ancora oggi in Italia, con una fisiologica percentuale di generalizzazione.

La campagna è stata molto apprezzata a tutti i livelli, dal pubblico generalista, dalla stampa, dai movimenti femministi, dalle istituzioni, e adesso stiamo cercando di tenerla viva e diffonderla ancora di più, perché c’è tanto bisogno di rendere effettiva la Legge sulla Parità Salariale".

Come siciliana e mazarese, credi che al sud il gap fra uomini e donne in termini di opportunità sia ancora più evidente? Hai dei feedback al fine di portare avanti una azione similare anche nella tua terra di origine?

"Mi permetto di rispondere a questa domanda con una citazione che ha fatto molto scalpore al momento in cui è stata pronunciata: nel 2018, la consigliera per il programma di sviluppo delle Nazioni Unite Anuradha Seth aveva definito la disuguaglianza retributiva tra uomini e donne «il più grande furto della storia». «Non esiste un solo Paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini», aveva detto.

Purtroppo diversi studi e anche l’indagine condotta in questi anni dall’ufficio studi e ricerche di Women Of Change Italia, attraverso una serie di interviste one2one con professioniste attive in diverse industries, confermano il dato che il Gender Pay Gap è un fenomeno diffuso, proprio perché, è figlio di una prassi, oltre che di una cultura, che tende ancora oggi ad assegnare agli uomini le posizioni di top management, che tende a considerare le donne non adeguate a ricoprire professioni STEM, che considera la maternità come un minus e blocca le possibilità per le donne di avanzamento di carriera, il così detto Glass Ceiling (Soffitto di Cristallo).

Sul sito dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani si legge: Le studentesse hanno voti migliori degli studenti durante tutto il percorso scolastico e all’università. Tuttavia, questo vantaggio non si concretizza dopo l’ingresso nel mondo del lavoro: le donne hanno tassi di occupazione e salari minori rispetto a quelli dei loro colleghi uomini. Questi effetti sono in parte spiegati dalle esperienze universitarie, poiché le studentesse tendono a concentrarsi nelle aree disciplinari che danno accesso a professioni con remunerazioni più basse. Tuttavia, la maggior parte del divario è spiegata da differenze salariali in ogni settore disciplinare. Queste possono essere spiegate da scelte lavorative differenti (lavori flessibili o contratti part-time), ma non è possibile escludere effetti dovuti a condizionamenti sociali. Il maggior divario tra numero di laureati e laureate emerge nell’area STEM e sembra essere dovuto a convenzioni e stereotipi culturali.”

Sebbene il Gender Pay Gap sia un fenomeno diffuso in tutti i settori dell’economia, è possibile tuttavia operare una segmentazione per aree di attività, in settori quali le Assicurazioni, il Bancario, la Finanza, tradizionalmente maschili, il gap è maggiore (Jobpricing: Gender Gap Report, 2018).

Inoltre, esistono delle aree del Paese in cui la percezione della necessità di superare questo genere di discriminazione è ancora molto bassa, purtroppo al Sud, e non solo in Sicilia, la mentalità tradizionale è ancora molto radicata, sebbene, soprattutto tra i giovani e le giovani si stia diffondendo una certa tendenza al cambiamento, e ciò lascia ben sperare".

Oggi Women Of Change Italia ha lanciato #helpsisters, una nuova iniziativa contro la violenza sulle donne. Quali le ragioni di questo nuovo progetto?

"La pandemia ha evidenziato i gap strutturali del nostro Paese, in particolare per quanto riguarda la situazione delle donne, penalizzate più degli uomini in termini di perdita di posti di lavoro e gravate maggiormente dai carichi di cura, a causa della chiusura delle scuole e da un utilizzo non regolato dello smartworking, ma un altro dato increscioso riguarda l’incremento degli episodi di violenza tra le mura domestiche e dei femminicidi. In base all'ultimo report della Direzione centrale della Polizia criminale, i femminicidi rappresentano circa il 40% di tutti gli omicidi commessi nel Paese.

La situazione è grave, occorre agire, occorre sottolineare il problema, ripartendo dall’educazione familiare, dalla scuola. Per tale ragione ne abbiamo parlato in diverse occasioni con i miei studenti della NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano). In particolare la giovane creativa e attivista Elisa Ferrara, in arte ARTHEESA, ha sviluppato un progetto fotografico dal titolo LA FLEUR (vedi foto copertina), che ho avuto il piacere e l’onore di sposare e diffondere come immagine della campagna social di Women Of Change Italia contro la violenza sulle donne".

Francesco Mezzapelle

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